Ogni generazione ha avuto la sua tecnologia da temere. La radio corrompeva i costumi, la televisione rimbecilliva i cervelli, i videogiochi rendevano violenti. Eppure eccoci qui. Solo che questa volta lo smartphone è in tasca già a dieci anni, i social sono sempre accesi, l'intelligenza artificiale fa i compiti al posto nostro. E allora forse qualcosa è davvero cambiato. O forse no.
Per capirlo, a "Tech Talks", il vodcast di QN – Quotidiano Nazionale dedicato alla tecnologia, abbiamo invitato qualcuno che i ragazzi di oggi non si limita a studiarli: li ascolta, ogni giorno, davvero. Il professor Matteo Lancini, psicologo e psicoterapeuta, presidente della Fondazione Minotauro di Milano, è tra le voci più autorevoli in Italia sull'adolescenza contemporanea. E quello che ci ha detto ribalta quasi tutto ciò che siamo abituati a pensare.
Un corpo cresciuto online, per ordine degli adulti
Il punto di partenza spiazza subito. Il mondo interiore dei ragazzi, dice Lancini, non è cambiato a causa degli smartphone e dei social. Smartphone e social si sono diffusi in una società che era già cambiata. L'errore, comodissimo perché tranquillizza gli adulti, è trattare internet, lo smartphone e l'intelligenza artificiale come fossero un oggetto, dimenticando come famiglia e scuola li hanno utilizzati dentro un mondo già trasformato.






