Lo psichiatra punta il dito contro la scuola, i genitori e l'abuso dei device senza filtri per i giovanissimi. Il rischio che si sta correndo secondo lui dopo gli ultimi episodi. Qual è il modello educativo che si dovrebbe tornare a seguire

Dietro agli episodi di violenza che vedono protagonisti ragazzi sempre più piccoli c’è, secondo lo psichiatra e sociologo Paolo Crepet, una responsabilità che riguarda tutti gli adulti. In un’intervista a la Repubblica firmata da Francesco Patanè, lo psichiatra parte dal caso di San Vito Lo Capo, dove un dodicenne ha aggredito il proprio professore, per poi allargare il discorso al fenomeno in corso: «Stiamo assistendo alla tempesta perfetta e l’abbiamo creata noi», afferma, leggendo in quella vicenda «tutti gli errori, le indolenze e le miopie della società e degli adulti nei confronti dei minori». L’aggressione, spiega, nasce da tre nodi precisi, scuola, famiglia e accesso alla tecnologia, «su cui non possiamo più far finta di nulla». Crepet ricorda di studiare la criminalità minorile da trent’anni e avverte che il quadro è peggiorato: «Siamo ad un punto di non ritorno». Non c’è solo la Sicilia, aggiunge, ma anche i fatti di Palermo e la facilità con cui «si esce la sera armati», una dinamica che attraversa tutte le città italiane.