Una bambina di Sulmona abusata dall’età di dieci anni da maschi poco più grandi di lei; un bimbo di 8 aggredito in un parco alla periferia di Roma da tre fratellini; un quattordicenne che si è tolto la vita a Latina perché non avrebbe più tollerato le angherie dei bulli. Tre storie e tre contesti completamente diversi, tutti però con protagonisti giovani o giovanissimi. Professore, vede un filo comune?
«Se c’è, è proprio quello dell’aumento dell’aggressività giovanile, sia diretta verso l’esterno che verso se stessi», risponde Claudio Mencacci, psichiatra e presidente della Società italiana di Neuropsicofarmacologia.







