"Siamo di fronte ad una pericolosa normalizzazione della violenza tra i più giovani: rispondere con la violenza, anche a fronte di futili motivi, agli occhi dei ragazzi sta diventando sempre di più sinonimo di personalità e identità forte, mentre in realtà tutto questo non è altro che una 'copertura' che cela proprio la mancanza di una identità vera".

Questa la lettura che lo psichiatra Claudio Mencacci dà all'ANSA del grave episodio verificatosi a La Spezia, dove un diciottenne ha accoltellato un suo coetaneo a scuola dopo aver litigato per una ragazza.

Dai video ai social, afferma Mencacci, "c'è una dilagante tendenza a rendere normale la violenza come prima e più semplice risposta. La ragione sta nel fatto che i giovani oggi mostrano una crescente fragilità e incapacità a gestire relazioni affettive, confronti e contrasti relazionali. Gestire i rapporti con la violenza è invece molto più semplice e diretto". E non è casuale il ricorso sempre più frequente al coltello come arma: "il coltello - rileva l'esperto - diventa quasi un 'costume', simbolo di autoprotezione e potenza facilitato dall'immediatezza d'uso". Questa normalizzazione della violenza, che diventa la "nuova cifra identitaria" in vari gruppi giovanili, secondo Mencacci, implica anche un altro aspetto: "il ragazzo non riesce più a vedere la sproporzione della sua risposta rispetto alla situazione che l'ha determinata. Ecco perchè si pugnala un coetaneo magari per un semplice sguardo ad una ragazza".