Ragazzi armati, ma sempre più soli. Un coltello in tasca, una rissa che scoppia per uno sguardo di troppo, una rapina improvvisata tra coetanei. Le cronache degli ultimi anni hanno riempito pagine e telegiornali con storie di violenza giovanile, alimentando paure e allarmi sociali. Eppure dietro quei titoli ci sono adolescenti che spesso appaiono più “disarmati” che pericolosi, fragili sul piano emotivo, spaventati da un mondo che percepiscono come instabile e minaccioso. È da questa contraddizione che parte il nuovo rapporto di Save the Children “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà”, che prova a leggere il fenomeno scavando oltre la superficie.
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05 Febbraio 2026
Minori e reati violenti
I dati raccontano un quadro complesso. Nei primi sei mesi del 2025, 46 minorenni sono stati denunciati o arrestati per associazione mafiosa, meno dei 49 registrati nell’intero 2024 ma comunque tanti. Quasi la metà dei casi si concentra tra Catania e Napoli, territori dove la criminalità organizzata continua a intercettare giovanissimi. Nello stesso periodo si registra invece un calo delle segnalazioni per associazione a delinquere, scese a 22 casi rispetto ai 109 del 2024. Ma mentre alcuni reati diminuiscono, cresce la presenza dei minori nei reati violenti: rapine, lesioni personali, risse e minacce. Secondo l’analisi dei dati del Ministero dell’Interno, le rapine commesse da minorenni sono più che raddoppiate in dieci anni, passando da circa 1.900 casi nel 2014 a quasi 4.000 nel 2024.







