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Ultimo aggiornamento: 9:26

C’è un cambiamento quantitativo ma soprattutto qualitativo nella violenza minorile in Italia. Nonostante per vent’anni il numero di giovani adulti segnalati agli Uffici di Servizio Sociale per i Minorenni sia diminuito — da circa 23mila nel 2004 a 14.220 nel 2024 — sono invece aumentati quelli presi in carico, arrivati a quota 23.862. Un dato legato anche alla permanenza più lunga nel circuito penale minorile, favorita da norme più restrittive come il Decreto Caivano che ha ampliato i casi di custodia cautelare e limitato l’accesso alle alternative al carcere.

È quanto emerge dal rapporto “Dis(armati). Un’indagine sulla diffusione della violenza giovanile, tra percezione e realtà” realizzato dal Polo Ricerca di Save the Children con il sostegno di Fondazione Iris Ceramica Group ETS. Secondo lo studio, i minori e i giovani adulti entrati in contatto con il sistema di giustizia sono passati da 329 ogni 100mila abitanti nel 2014 a 363 nel 2023, pur restando uno dei valori più bassi in Europa. Il 73% ha tra i 14 e i 17 anni.

Rapine, lesioni personali, risse e minacce sono però sempre più diffusi. “Premesso che la criminalità minorile è caratterizzata dalla prevalenza di reati contro il patrimonio, per i quali, nel 2025, risultavano in esecuzione penale 25.890 minori e giovani adulti, un numero in linea con i dati dei precedenti cinque anni – si legge nel Rapporto – diventano più frequenti i reati contro la persona che passano da 15.365 nel 2019, anno pre-COVID, a 21.958 nel 2025, con una crescita costante nel tempo, sintomo di un’evoluzione del panorama”. In particolare cresce la presenza di armi improprie, dai coltelli alle noccoliere, dalle mazze alle catene, fino agli storditori elettrici. Le segnalazioni dal 2019 al 2024 sono passate da 778 a 1946 e solo nel primo semestre del 2025 sono arrivate 1096. Nel 2024 i minori denunciati o arrestati per rapina sono stati 3.968, più del doppio rispetto al 2014. Per lesioni personali si registrano 4.653 casi contro i 1.921 di dieci anni prima, anche in questo caso più del doppio. Le risse sono arrivate a 1.021 e le minacce a 1.880. Il fenomeno non riguarda solo contesti di forte marginalità ma attraversa territori e ambienti sociali diversi. Sullo sfondo emergono nuove dinamiche: gruppi giovanili fluidi che si organizzano anche attraverso i social media, maggiore esposizione alla violenza e un diffuso disagio psicologico. Diminuisce invece il numero di minori coinvolti in associazione per delinquere, mentre desta preoccupazione il dato sull’associazione mafiosa: nel 2024 i casi sono stati 49, ma nel solo primo semestre del 2025 se ne contavano già 46, con una crescita significativa in alcuni territori.