Non è solo un occhio nero o una ferita che sanguina. La violenza è un “veleno” che altera il DNA, sconvolge il sistema nervoso e si tramanda, quasi fosse contagiosa, di generazione in generazione. Insomma, una malattia e, come tale, va curata. Per questo è necessario trasformare radicalmente il modo in cui la Sanità affronta il maltrattamento, che sia frutto di una violenza tra coetanei a scuola, tra due adulti all’interno delle mura domestiche o dovuto ad atteggiamenti di negligenza, abbandono e trascuratezza delle persone più fragili.

A proporre uno strumento concreto per rafforzare l’impegno della società civile di fronte a un fenomeno in crescita, in trasformazione e ancora largamente sottostimato, è un gruppo di scienziati e accademici che hanno messo a punto un documento programmatico, a cui è stato dato il nome di “Carta di Padova”.

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Ribaltare la prospettiva

Fino ad oggi, la medicina ha spesso guardato alla violenza come a un danno fisico, un taglio o una frattura, da riparare. “La Carta di Padova, invece, ribalta la prospettiva: la violenza è un’entità nosologica complessa”, spiega Giorgio Perilongo, professore di Pediatria dell’Università di Padova e portavoce degli autori del documento. “Presenta, infatti, caratteristiche biologiche e cliniche precise”, aggiunge. La violenza non è fatta solo di traumi fisici, ma anche di alterazioni profonde dell'asse dello stress. In sostanza, alza i livelli di stress e fa reagire i nostri meccanismi metabolici ed endocrinologici.