Un altro gesto incomprensibile. Ylenia Musella, la 22enne accoltellata a Napoli, è stata uccisa dal fratello, colpita a morte al culmine di una lite familiare. Solo pochi giorni prima un diciottenne, Youssef Abanouf, è stato accoltellato in una scuola di La Spezia. Un’altra vita cancellata da un coetaneo.

Il comportamento aggressivo in adolescenza e nell’età adulta ha spesso radici nell’infanzia, per via di diversi fattori sociali. Sviluppare le capacità relazionali del bambino è una delle chiavi per fare prevenzione. Oggi più che mai gli esperti si interrogano su quello che si potrebbe fare per arginare questa situazione.

Le cronache di tv e giornali si riempiono di cronache preoccupanti. Accoltellamenti, violenze sessuali, aggressioni, bullismo. Ma quanto dipende dalla famiglia in cui si cresce? O è invece il gruppo influenzare le azioni in un’età di passaggio come l’adolescenza? “Le dinamiche familiari sono tra i fattori più importanti: è in famiglia che i ragazzi imparano a gestire le emozioni, a relazionarsi con gli altri e a fronteggiare frustrazione e conflitti. Ambienti caratterizzati da conflitti irrisolti, mancanza di ascolto, incoerenza educativa o pressioni eccessive aumentano la vulnerabilità emotiva dei figli. Ma la violenza non nasce esclusivamente in famiglia. Modelli culturali, rappresentazioni mediatiche e l’influenza del gruppo dei pari giocano un ruolo altrettanto significativo. Non si può “mettere in croce” solo la famiglia, anche se le dinamiche familiari restano tra le più rilevanti” spiega la professoressa Elisa Fazzi, presidente della Società Italiana di Neuropsichiatria dell'Infanzia e dell'Adolescenza e direttore della U.O. Neuropsichiatria dell’Infanzia e dell’Adolescenza ASST Spedali Civili e Università di Brescia.