Il mio articolo su Keir Starmer che vieta l’uso dei social ai minorenni potrebbe essere di sole tre righe, e sarebbe già esaustivo, oltre a rientrare (forse) finalmente nella soglia di attenzione di questo tempo di analfabeti dalla concentrazione sbriciolata.

Alla prima riga scriverei: siamo fatti al 95 per cento di abitudini. Anche quando vietarono la possibilità di fumare nei ristoranti ci sembrò la fine del mondo o almeno la fine del nostro andare al ristorante, e invece.

Alla seconda riga scriverei: non so cosa sia andato storto da un certo punto in poi, ma dai cinquantenni di oggi giù fino ai trentenni, mai si è vista nella storia dell’umanità gente che sia così tanto una sega a fare il genitore. Sono quelli che più ci si dedicano di tutti i tempi, e sono quelli più negati.

Alla terza riga scriverei: quasi ogni polemica del presente è una gara di imbecillità, tra due torti e mai tra un torto e una ragione, ma quelle che puoi stabilire al primo minuto siano così sono quelle in cui gli schieramenti sono ideologici. Se tutta la destra è contraria e tutta la sinistra a favore, o viceversa, puoi star certo che siamo davanti alla milionesima replica di “Scemo e più scemo”.

Tuttavia non voglio privarvi della mia logorrea, e quindi proseguirò oltre quelle tre righe, e partirò da Luca Marinelli, un attore italiano, un cui pezzettino come ospite di podcast mi è comparso l’altro giorno su un social, e me lo sono messo da parte perché, prim’ancora di Keir, volevo comunque scrivere qualcosa sull’imbecillità del dibattito attorno all’uso dei cellulari.