La commissione Affari costituzionali della Camera ha iniziato ieri sera tardi, nella prima seduta notturna, a votare gli emendamenti al Melonellum, i cui esiti si sapranno stamani con i resoconti. La maggioranza dunque non ha al momento mostrato segni di esitazione sulla propria riforma elettorale, nonostante i rumors che circolano dopo che nuovi sondaggi che fotografano Futuro nazionale appaiato alla Lega. Lo ha ribadito anche Giovanni Donzelli. Tuttavia la crescita del partito di Vannacci non solo terremota il partito di Salvini (che ha differito l’odierna riunione del consiglio federale) ma induce anche i vertici di Fdi a ipotizzare per l’Aula ulteriori ritocchi sostanziali al testo. L’unico elemento in questo momento certo è l’indicazione del candidato premier, che fa assomigliare il Melonellum al premierato, perché è il terreno su cui Meloni si sente di poter vincere.
Lunedì pomeriggio il presidente della commissione Nazario Pagano (Fi) ha dichiarato inammissibili oltre 250 emendamenti per estraneità di materia o perché considerati solo formali. Degli oltre 700 ne sono rimasti in campo circa 470. Nella seduta mattutina di ieri, il Pd, con Simona Bonafè e Federico Fornaro, ha ribadito la sua opposizione frontale al testo e l’indisponibilità a qualsiasi forma di dialogo. La polemica si è allargata perché, prendendo spunto dalla presentazione del rapporto della Caritas sulla povertà in Italia, i dirigenti Dem hanno accusato il governo di ignorare tale problema e di pensare alla legge elettorale. La seduta notturna si è invece aperta con i relatori che hanno chiesto l’accantonamento, «per approfondimenti», degli emendamenti su preferenze, parità di genere, firme digitali e voto all’estero.









