Aggiungi ItaliaOggi alle tue fonti preferite su Google per non perderti i nostri contenutiUn accordo ancora un po’ misterioso. Ma le armi tacciono. Quindi la strada sembra quella giusta e l’auspicio è che il traguardo di un riassetto meno precario del Medio Oriente possa essere raggiunto. Il rischio è che rimanga un auspicio. Come rispondere agli interrogativi di questo armistizio? Ecco cosa ne pensano coloro che seguono da vicino le vicende di questa area del mondo.

Più una tregua che una pace

Più una tregua che una pace, secondo Alessia De Luca, dell’Ispi, Istituto per gli studi di politica internazionale: «L’accordo somiglia più a una tregua che non a una pace o comunque a una soluzione definitiva. Se il Libano è il fronte critico più evidente, anche la graduale riapertura dello Stretto di Hormuz lascia ampio spazio a controversie e incomprensioni. Non a caso negli Stati del Golfo si respirano sentimenti contrastanti. Paesi come l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti hanno un disperato bisogno del libero flusso delle esportazioni di energia attraverso lo Stretto e di ripristinare la fiducia degli investitori. Ma una pace fragile, magari interrotta da occasionali attacchi di droni o missili, potrebbe non essere sufficiente a rassicurare turisti e lavoratori stranieri, e a ricreare quell’immagine di porto sicuro nel cuore di una regione attraversata dall’insicurezza».