Abbiamo aspettato con crescente trepidazione venisse firmato l’accordo tra Iran e Usa, abbiamo esultato all’annuncio della sua formalizzazione che, finalmente, avrebbe sbloccato la gravissima situazione di stallo venutasi a creare col blocco dello Stretto di Hormuz. Speriamo ora di non doverci ricredere ma, purtroppo, i segnali che giungono da Tel Aviv lasciano poco margine di credibilità all'entrata in vigore dell'accordo. Tant’è che sono rinviati a data da destinarsi i colloqui che avrebbero dovuto iniziare oggi a Ginevra per porre fine alla guerra in Medio Oriente.

Fonti diplomatiche di Washington fanno sapere che Israele sta conducendo ancora negoziati aventi ad oggetto il permesso dell’Amministrazione a stelle e strisce a mantenere il dispiegamento delle sue truppe nei territori occupati nel sud del Libano. L'Idf ha pubblicato una mappa che riporta le sue attuali posizioni nei territosi occupati, dalla quale si evince che l’esercito israeliano è penetrato di quasi dieci chilometri nel territorio libanese. Il portavoce militare dell’Idf ha aggiunto che “i soldati sono di stanza nell'area di operazioni designata nel sud del Libano e continueranno a rimuovere le minacce". Più chiaro di così non poteva essere, con buona pace di Trump.