di
Giuseppe Sarcina
Intervista al politologo, tra i massimi esperti di Iran: «Ora gli europei prendano un'iniziativa. Dovranno cercare di farsi invitare esplicitamente dagli iraniani»
L’accordo è «un compromesso necessario, ma per Donald Trump rappresenta una pesante battuta d’arresto». Quanto agli europei, «se vogliono sminare Hormuz, devono prima accordarsi con i Pasdaran». Sono i giudizi molto netti di Vali Nasr, 65 anni, politologo americano di origini iraniane, uno dei massimi esperti di Medio Oriente. Docente universitario a Washington, è stato consigliere al Dipartimento di Stato tra il 2009 e il 2011, con Barack Obama alla Casa Bianca. Questa prima intesa rafforza la posizione negoziale dell’Iran? «Certo, non c’è alcun dubbio. Non conosciamo ancora tutti i dettagli, ma è evidente che gli Stati Uniti non sono stati in grado di raggiungere gli obiettivi che si erano posti. Hanno dovuto accettare non un buon compromesso, ma un compromesso necessario, visto i contraccolpi di questa guerra sull’economia globale. In queste condizioni sarebbe stato impensabile per Trump allargare il conflitto».
Il presidente Usa rivendica la riapertura dello Stretto di Hormuz. Ma davvero si tornerà alla navigazione libera e sicura? O Hormuz è diventata una leva geopolitica nelle mani dei Pasdaran? «Dopo questa guerra, lo Stretto è di fatto passato sotto il controllo di Teheran. Vero, il Memorandum consentirà la riapertura di Hormuz. Nel concreto ciò significa che aumenteranno le navi in transito. Ora ne passano 10-20. Si potrà arrivare a 120-140. Più o meno come prima della guerra. Ma ciò non significa ripristinare lo status giuridico originario. L’Iran rivendicherà il diritto di imporre un pedaggio. Gli Stati Uniti potranno evitarlo solo se saranno in grado di raggiungere un accordo complessivo molto ampio, concedendo altre contropartite».















