Mentre Donald Trump volava verso l’Europa per aprire un nuovo fronte con gli alleati occidentali, a Washington il vicepresidente J.D. Vance vendeva l’accordo con Teheran come un capolavoro della diplomazia americana.

«Ci sono ancora molti dettagli da definire», ha detto ieri mattina a CNBC, assicurando che lo Stretto di Hormuz resterà aperto senza pedaggi «nel lungo termine», nonostante Teheran non abbia confermato nulla. Le fonti iraniane hanno parlato invece di soli 60 giorni di passaggi gratuiti, dopo i quali l’Iran vuole incassare compensi per il traffico commerciale. L’agenzia Fars News ha scritto che Teheran «intende trarre benefici economici dal traffico marittimo commerciale attraverso lo Stretto». Washington ha detto che lo Stretto riaprirà dopo la firma di venerdì, con Trump che ha dichiarato il passaggio «permanentemente gratuito». C’è però un altro problema: l’Iran avrebbe posato mine nello Stretto, e i negoziatori dovranno trovare un accordo su come rimuoverle prima di qualsiasi riapertura.

Ieri Trump, Vance e il presidente del parlamento iraniano Mohammad-Bagher Ghalibaf hanno firmato l’accordo in forma digitale. La cerimonia ufficiale si terrà venerdì a Ginevra con Vance e i due negoziatori americani, Jared Kushner e Steve Witkoff. Domenica, nel giorno dell’ottantesimo compleanno del presidente americano, era arrivato l’annuncio dell’intesa che ha chiuso più di tre mesi di guerra. Il presidente iraniano Masoud Pezeshkian ha detto lunedì che il memorandum rappresenta un passo importante, ma ha precisato che un accordo definitivo non esiste ancora. I dettagli restano segreti e i dubbi crescono.