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Se dopo aver (ri)allenato il Real Madrid passi a guidare il Brasile durante un campionato del mondo, allora con il concetto di pressione non devi averci fatto il callo, ma un patto di sangue. La terapia? Lunghe sedute di meditazioni zen e di masticazioni veementi di chewing-gum nei novanta minuti. Sì, perché i primi vissuti in questo Mondiale americano non sono certo stati i più esaltanti della pluridecorata carriera da allenatore di Carlo Ancelotti. Un mesto pareggio contro il Marocco nella gara d'esordio disputata in New Jersey: intendiamoci, la squadra africana è semifinalista della scorsa edizione in Qatar e campione d'Africa, seppur in maniera discutibile. Ma quello che non è stato affatto digerito dalla stampa brasiliana è stato l'atteggiamento in campo degli uomini di Carletto, che hanno di fatto regalato agli avversari il primo tempo. Sotto proverbiale accusa sono finite le scelte di formazione del Ct della Seleçao, reo in particolare di non aver concesso neppure un minuto al talento del Lione, Endrick, nel ruolo di punta centrale. Il dramma attaccante affligge i verdeoro dai tempi di Ronaldo "il Fenomeno" e "l'Imperatore" Adriano, non a caso la finale manca da 24 anni e anche in Copa America i cugini argentini hanno trionfato nelle ultime due edizioni.