C’è la forza tranquilla di Carlo Ancelotti per il Brasile che, aspettando il debutto di oggi contro il Marocco a East Rutherford, New Jersey, sogna la Siesta, fa i conti con le assenze, da Militao a Rodrygo, e s’interroga su Neymar, 34enne stella un po’ imbolsita portata alla manifestazione Usa a furor di popolo. Il gruppo, senza uomini da copertina, parla con la cadenza emiliana di re Carlo, 67 anni due giorni fa, da Reggiolo: nessuno ha vinto come lui, cinque Champions League, titoli nei principali campionati europei, pedigree di lusso per una nazionale abituata a immergersi nel mito, siano Pelé Zico Romario o Ronaldo non per niente il Fenomeno. Il Brasile ha rischiato di non esserci in New Jersey, ce l’ha portato Carletto, chiamato nel maggio del 2025 sulla barca piena d’acqua di un team umiliato appena due mesi prima a Baires da Messi e da 4 goal. «Eravamo in mezzo a una tempesta» dice Raphinha. Ancelotti ha diretto la barca lontano, in un approdo sicuro, usando quelle armi che gli riconoscono tutti: umiltà, zero isterismi, pragmatismo e calma. Tanta. Nella partita contro il Paraguay, che poi valse il ticket per gli Stati Uniti, mise ordine al caos nello spogliatoio. «Ragazzi, vado a fumare, torno fra cinque minuti e parliamo». Finì in gloria, la forza tranquilla per domare i campioni, non la durezza di Scolari, pugno di ferro, ma vincente nel 2002 quando il Brasile vinse la sua quinta Coppa. Alissonl: «È una presenza forte, e va oltre le polemiche». «Non sono ossessionato dalla vittoria», disse Ancelotti al Guardian e per una volta non lo sembra nemmeno questa Nazionale che ha vinto l’ultimo titolo nel 2002. Non lo è perché ha assorbito il credo della “calma” del suo tecnico, non perché non sogni o non ambisca ad alzare la Coppa. Ci si può arrivare anche senza l’ossessione. Ricordate quella che avevano i quasi eroi del 1982, poi travolti da Paolo Rossi sotto il sole del Sarria di Barcellona? Mai uno “straniero” in panchina (sono il 56% dei tecnici al Mondiale, su tutti il paradosso dell’argentino Pochettino nell’America first di Trump) ha alzato la Coppa del Mondo ma mai il Mondiale è stato cosi grande, imprevedibile a ogni situazione, pure al meteo che oscilla fra uragani e solleone. Ancelotti indosserà il cappellino di ordinanza, predicherà calma ai suoi, e li schiererà con un 4-2-4 perché come disse qualche mese fa: «Considerando i giocatori che abbiamo a disposizione, il miglior schema credo che sia giocare con quattro in avanti». Qualcosa è cambiato da allora, gli infortuni di Eder Militão, Rodrygo ed Estêvão tolgono riferimenti, l’assenza per il riacutizzarsi di un dolore di Neymar è quasi certa. Il credo di Ancelotti e la calma restano identiche. Ci sono 2,6 milioni di brasiliani negli States, migliaia si metteranno in viaggio pagando per un quindici minuti di treno da New York quasi 100 dollari, quando solitamente la tratta costa 13. Via bus costera appena 20 dollari, ma solo una piccola parte dei fans potrà accedere al servizio. Parcheggiare allo stadio? 225 dollari. Per i 20mila vip attesi invece, di loro si prenderà cura la Fifa.