EAST RUTHERFORD (NEW JERSEY). Le telecamere scovano sulle tribune del New York/New Jersey Stadium di East Rutherford Ronaldo il Fenomeno e Roberto Carlos. Troppo facile pensare cosa sarebbe con due tipi così in campo in un Brasile, con Ancelotti all’esordio su una panchina mondiale, lento, macchinoso, prevedibile e che i guizzi di Vinicius junior salvano dalla sconfitta non dal sospetto che la prossima volta con Haiti, l’undici di partenza sarà diverso. Un assaggio il c.t. italiano lo dà già nel secondo tempo: dentro il Danilo ex juventino e Fabinho per i disastrosi Ibanez a destra e Casemiro, entrambi ammoniti, nel cuore del centrocampo. Paquetà è poco brillante, inventa ma spreca tanti palloni, una sua girata – di stinco – è l’unico brivido che genera.
Davanti a 80mila persone e una parata di vip – dal sindaco di New York Mamdani, a Tom Brady, da Zidane a Kakà – da rivaleggiare con il mondo di Hollywood sbarcato venerdì sera al SoFi Stadium di Los Angeles, la nazionale verdeoro fa 1-1 con il Marocco, semifinalista in Qatar. I Leoni d’Africa sono svelti di gambe e di testa, e sovrastano il Brasile a centrocampo con Ounahi – versione non ancora in gran spolvero di 4 anni fa – El Aynaoui e soprattutto Bouaddi, neanche 19 anni, che domina a centrocampo fra recuperi e strappi sempre a testa alta.











