I familiari dei braccianti vittime della strage di Amendolara sono in Italia: si attende il test del DNA per il rimpatrio delle salme. Un fratello e gli zii delle vittime dell’eccidio hanno pregato ieri, 12 giugno 2026, per i loro cari nel cimitero di Amendolara. Intanto il caso arriverà a Bruxelles con una norma voluta da Nardella.
AMENDOLARA – Sono giunti in Italia alcuni dei parenti delle quattro vittime arse vive dai due caporali pakistani, nella stazione di servizio della Ip ad Amendolara. Sono stati accompagnati presso il cimitero di Amendolara dove, dopo le autopsie eseguite lo scorso 5 giugno dall’anatomopatologo Biagio Solarino e dalla sua equipe dell’Istituto di Medicina legale di Bari, sono stati trasferiti i resti dei loro cari. Ad Amendolara sono arrivati il fratello del 19enne afghano Ullah Ismat Qiemi, la più giovane delle quattro vittime. Con lui gli zii del pachistano Waseem Khan, di 29 anni, e degli altri due lavoratori afghani Amin Fazal Khogjani (28) e Safi Iayjad (27).
L’ESAME DEL DNA DEI BRACCIANTI MORTI NELLA STRAGE DI AMANDOLARA CONFERMERÀ L’IDENTITÀ
Ad accompagnare alcuni familiari delle vittime di caporalato presso il cimitero di Amendolara, l’Imam di Trebisacce Zahr Rahal e il presidente dell’Associazione islamica di Trebisacce, Buchaib Lehlali. A far loro da guida la rappresentante della Cgil territoriale Federica Petramala, insieme ad altri suoi colleghi sindacalisti. Dopo avere visitato i resti dei loro congiunti e avere pregato insieme ai rappresentanti della comunità islamica, si sono chiusi in un muto dolore non ritenendo opportuno rilasciare alcuna dichiarazione su quanto accaduto e sui loro congiunti, ma chiedendo silenzio mediatico nel rispetto delle vittime e del loro dolore. Il rimpatrio delle quattro salme sarà possibile dopo l’esame del dna sui loro congiunti per confermare la parentela con le vittime.












