Il dolore della strage di Amendolara attraversa ora anche le famiglie delle vittime arrivate in Calabria per riconoscere i propri cari. Nelle ultime ore sono giunti nel Cosentino i parenti di tre dei quattro braccianti morti arsi vivi lo scorso primo giugno. Si tratta dei familiari dei cittadini afghani Amin Fazal Khogjani, 28 anni, Ullah Ismat Qiemi, 19 anni, e Safi Iayjad, 27 anni. Non sono invece ancora arrivati parenti della quarta vittima, il cittadino pachistano Waseem Khan, 29 anni.
La preghiera davanti alle salme con l’Imam
I familiari si sono recati ieri nell’obitorio del cimitero di Amendolara, dove le salme sono custodite dopo l’esame autoptico. Davanti ai corpi dei loro parenti hanno pregato insieme all’Imam in un momento di forte commozione. Ad accompagnarli durante le procedure sono stati la segretaria comprensoriale della Flai Cgil Federica Pietramala e i rappresentanti dell’associazione Cidis, impegnati nell’assistenza ai parenti arrivati dall’estero. Per oggi era prevista un’ulteriore preghiera nella moschea di Trebisacce, alla quale però le famiglie non hanno preso parte.
La volontà delle famiglie: riportare le salme in Afghanistan
I parenti delle tre vittime afghane hanno espresso la volontà di riportare le salme nel Paese d’origine per celebrare lì i funerali. La Regione Calabria, secondo quanto emerso, avrebbe già affidato alla Protezione Civile il compito di organizzare le procedure di rimpatrio e sostenere le relative spese. La decisione arriva dopo l’impegno assunto dal presidente della Regione Roberto Occhiuto, che durante l’ultima seduta del Consiglio regionale aveva proposto una variazione di bilancio per consentire l’arrivo in Italia dei familiari e finanziare il trasferimento delle salme.










