Ad Amendolara il tempo sembra essersi fermato al giorno dell’orrore. I corpi dei quattro braccianti morti nella strage della stazione di servizio sono ancora custoditi nell’obitorio del cimitero comunale. Si chiamavano Waseem Khan, Pashtun Amin Fazal Khogjani, Ullah Ismat Qiemi e Safi Iayjad. Quattro giovani vite spezzate lontano dalla terra d’origine, tra Pakistan e Afghanistan, e consegnate ora alla memoria di una comunità che si è ritrovata improvvisamente al centro di una tragedia nazionale.
Le salme non sono state ancora reclamate dai familiari. Secondo quanto emerso, nessuno si sarebbe fatto avanti attraverso i canali istituzionali e, al momento, non sarebbero arrivate richieste ufficiali dai parenti residenti in Pakistan e Afghanistan. Anche per questo la data delle esequie non è stata ancora fissata.
Le salme sotto sequestro
I corpi dei quattro braccianti restano ancora sotto sequestro dell’autorità giudiziaria. È questo il primo vincolo che impedisce di definire con certezza il giorno dell’ultimo saluto. La sindaca di Amendolara, Maria Ciardi, ha spiegato che ufficialmente non sono arrivate comunicazioni da parte dei familiari delle vittime. In un primo momento era stata indicata la possibilità di attendere alcuni giorni per consentire ai parenti di farsi vivi. Poi, in assenza di comunicazioni, sarà il Comune a farsi carico dell’organizzazione delle esequie e delle spese necessarie per garantire ai quattro lavoratori una degna sepoltura. Non c’è ancora una data ufficiale. L’unico elemento certo è che il funerale si terrà ad Amendolara, secondo il rito islamico, nel rispetto della fede musulmana delle vittime.













