Svolta nell’inchiesta sulla strage di Amendolara, dove quattro braccianti sono stati bruciati vivi in un minivan. Secondo il Gip, il movente potrebbe essere legato alle proteste delle vittime per le condizioni di vita e l’affollamento degli alloggi. Convalidato il fermo dei due pakistani Ahmed Safeer e Ali Raza, che restano in carcere.

Braccianti uccisi ad Amendolara, il movente

La lite prima della strage

Le immagini delle telecamere e il racconto del superstite

Braccianti uccisi ad Amendolara, il moventeProseguono le indagini sulla strage di Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti stranieri sono morti carbonizzati all’interno di un minivan incendiato nei pressi di un distributore di carburante lungo la Statale 106.Nelle ultime ore è emerso un movente che potrebbe aver portato al delitto. Secondo quanto riportato nel decreto con cui il giudice per le indagini preliminari ha disposto la custodia cautelare in carcere per i due indagati, i cittadini pakistani Ahmed Safeer e Ali Raza, la violenza potrebbe essere scaturita dalle proteste delle vittime per le condizioni abitative in cui erano costrette a vivere.ANSAIn particolare, alcuni lavoratori avrebbero manifestato il proprio malcontento per il fatto di dover condividere una stanza con numerose altre persone, fino a dieci occupanti.La lite prima della strageDalle ricostruzioni investigative emerge che la mattina dell’omicidio sarebbe scoppiata una lite tra una delle vittime e Ahmed Safeer. L’episodio sarebbe stato riferito agli investigatori da una persona vicina a uno degli indagati, che avrebbe appreso i dettagli direttamente da Ali Raza.Durante il diverbio, Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo. La situazione sarebbe degenerata al punto da richiedere l’intervento delle forze dell’ordine, chiamate per sedare la rissa.