Si è riservato la decisione il gip di Castrovillari al termine dell’udienza nei confronti di Safeer Ahmed e Ali Raza, i due cittadini pachistani accusati di essere gli autori della strage dei braccianti di Amendolara, costata la vita a quattro migranti – tre afghani e un pachistano – bruciati vivi all’interno di un minivan in sosta in una stazione di rifornimento del Cosentino. I due indagati, come avevano annunciato i loro legali Giovanni Brando Cordasco Salmena e Giulia Montilli, si sono avvalsi della facoltà di non rispondere. Una scelta motivata dalla necessità, secondo la difesa, di conoscere compiutamente gli atti dell’inchiesta prima di definire una linea processuale.
Il silenzio davanti al giudice
Al termine dell’interrogatorio, gli avvocati hanno spiegato che i loro assistiti sono “sereni come lo si può essere in circostanze del genere”. La difesa si è opposta alla richiesta di misura cautelare avanzata dalla pm Roberta Bello, sostenendo che non vi sarebbero tutti i presupposti indicati dall’accusa. “Non ci sono tutti i presupposti per come li ha chiesti il pubblico ministero. Sulle esigenze cautelari abbiamo pensato che potrebbero esserci anche misure meno gravi per assicurare le esigenze del processo”, hanno affermato i legali.











