Strage di Amendolara, dubbi sul ruolo dei due pakistani fermati e focus sul caporalato tra Calabria e Basilicata. Sotto esame contratti, sfruttamento e lavoro irregolare nella piana di Sibari

COSENZA – Safeer Ahmed e Ali Raza, i due trentunenni pakistani sottoposti a fermo per l’omicidio dei quattro braccianti ad Amendolara, erano davvero i “capi” di un’organizzazione criminale – come dichiarato in tv dall’unico sopravvissuto alla strage, Taji Mohammad Alamyar – avallata dalle cosche locali, oppure erano anch’essi lavoratori agricoli che si facevano pagare per il trasporto dei migranti nei campi? Sul ruolo dei due indagati ruota uno degli interrogativi centrali dell’inchiesta che – come hanno lasciato intendere gli inquirenti nel corso della conferenza stampa – segue la pista del caporalato quale ipotesi principale. Anche le condizioni contrattuali e di retribuzione dei lavoratori dovranno, ora, passare al vaglio di chi indaga, in particolare quelle applicate dall’azienda di Scanzano Jonico, in provincia di Matera, che fino a poco tempo prima aveva impiegato sia le vittime che i presunti autori dell’omicidio nella raccolta delle fragole.

STRAGE DI AMENDOLARA, IL SISTEMA DEL CAPORALATO TRA CALABRIA E BASILICATA