Il Gip del Tribunale di Castrovillari ha convalidato il fermo dei due 31enni pachistani accusati di omicidio plurimo e pluriaggravato per la strage dei 4 braccianti di Amendolara, in Calabria
Arsi vivi perché si lamentavano di vivere in 10 in una stanza. Avrebbe questo movente la terribile vicenda dei quattro braccianti carbonizzati all’interno di un minivan ad Braccianti bruciati vivi, il gip: “Uccisi per essersi lamentati delle condizioni in cui erano costretti a vivere”, nel cosentino.
A dirlo è il giudice per le indagini preliminari di Castrovillari che ha disposto il carcere per i due presunti assassini, 31enni pachistani. La lite sarebbe scoppiata la mattina dell’omicidio tra una delle vittime e uno dei due caporali.
Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili. Peraltro, in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza, si legge.
Nell’ordinanza, secondo il giudice gli indagati hanno mantenuto “una ferma e glaciale risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal rogo” ed “evidenziano una personalità incline a delinquere, una estrema pericolosità soggettiva e una spiccata incapacità di autocontrollo”.










