HomeCronacaI braccianti di Amendolara uccisi “perché non volevano vivere in 10 in una stanza”. La nuova verità sulla strageLo ha riferito agli inquirenti un testimone, secondo quanto emerge dal decreto del gip che ha convalidato il fermo e disposto il carcere dei due pachistani indagatiIl 35enne afghano, Mohammad Taj Alamyar, rimasto gravemente ustionato ma sopravvissuto al tragico rogo del minivan (Ansa)Ricevi le notizie di Quotidiano Nazionale su GoogleSeguiciCosenza, 4 giugno 2026 – I braccianti uccisi ad Amendolara non volevano vivere in 10 in una stanza. Per questo si erano lamentati con i presunti assassini. Dalle loro proteste è scaturita la lite, culminata nel modo più brutale. È in sintesi quello che ha raccontato un testimone agli inquirenti che indagano sulla strage della Ss 106: emerge dal decreto con cui il Gip oggi ha convalidato il fermo e disposto il carcere per il pachistano Ahmed Safeer e per il connazionale Ali Raza. Nelle immagini delle telecamere di sorveglianza si vedono entrambi appiccare il fuoco al minivan, dove erano state rinchiuse le vittime, bruciate vive. Il teste è un conoscente di Raza: sarebbe stato lui a riferirgli le circostanze della mattanza.

Secondo la testimonianza citata dal giudice, all’origine dell’omicidio ci sarebbe un alterco nato tra uno dei braccianti e Safeer a proposito delle condizioni in cui i lavoratori stranieri erano costretti a vivere. Il litigio iniziale sarebbe degenerato in rissa, con Safeer che avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo, tanto che il sodale Raza avrebbe chiamato le forze di polizia.