I braccianti bruciati vivi ad Amendolara sono stati uccisi perché si sarebbero lamentati di dover vivere in 10 in una stanza, sarebbe questo il movente della strage. Il gip: “Puniti in un modo brutale e atroce”.
I quattro braccianti bruciati vivi ad Amendolara sono stati uccisi perché si sarebbero lamentati di dover vivere in 10 in una stanza. Sarebbe questo il movente della strage avvenuta lunedì 1 giugno nel Cosentino.
La circostanza emerge dal decreto con cui il giudice per le indagini preliminari di Castrovillari, Orvieto Matonti, ha disposto il carcere per i due presunti assassini, i 31enni pachistani Ahmed Safeer e Ali Raza. La lite sarebbe scoppiata la mattina dell'omicidio tra una delle vittime e Safeer. A raccontare l'episodio agli investigatori sarebbe stato un conoscente di Raza, dopo averlo saputo dallo stesso. Nel corso della lite Safeer avrebbe riportato una tumefazione allo zigomo tanto che l'altro indagato ha chiamato le forze di polizia per sedare la rissa.
"Hanno dato alle fiamme ben cinque persone, uccidendone quattro e tentando di ucciderne una quinta, per futili motivi, con crudeltà e con premeditazione, dimostrando di essere in grado di esprimere una efferata violenza in assenza di ragioni plausibili. Peraltro, in nessuna fase del procedimento, hanno mostrato in alcun modo segni di pentimento o di resipiscenza", si legge ancora nel decreto. Nell'ordinanza il giudice sostiene che hanno mantenuto "una ferma e glaciale risoluzione criminosa per tutto il tempo necessario per vederli consumare dal rogo". Gli indagati "evidenziano una personalità incline a delinquere, una estrema pericolosità soggettiva e una spiccata incapacità di autocontrollo", prosegue.










