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In viaggio verso Scanzano. I tre afghani e il pakistano vittime della strage di Amendolara, lavoravano come braccianti agricoli in Basilicata. Lungo il tragitto, prima di raggiungere a bordo di una vettura Fiat Ulysse la stazione di servizio dove sono stati uccisi, avevano litigato con i due caporali pakistani che erano seduti sui sedili anteriori del mezzo. La circostanza sarebbe confermata dalle dichiarazioni di un carabiniere forestale che ha visto il veicolo procedere in modo scomposto e notato che dall’interno venivano lanciate sull’asfalto delle buste.Il militare, indispettito dal comportamento degli occupanti, s’è accostato all’Ulysse proprio quando ha svoltato verso la stazione di rifornimento. È sceso dalla sua auto per rimproverare il conducente e invitarlo a mantenere un contegno più rispettoso del codice stradale e dell’ambiente. Quando il carabiniere è ripartito per raggiungere la sede di lavoro, è scattata la trappola mortale. Come? Safeed Ahmed, 32 anni (per la prima volta segnalato in Italia a Rovereto nell’agosto 2022 e in possesso di un regolare permesso di soggiorno dal marzo scorso) e Alì Raza, pure lui 32enne, (segnalato per la prima volta al Brennero nel marzo del 2018 e titolare di un permesso di soggiorno dal febbraio 2021), hanno bloccato il portellone laterale con la sicura “bambini”, rotto dall’interno la maniglia di uno degli sportelli anteriori e avviato la carneficina.











