Proseguono le indagini sulla strage avvenuta lunedì scorso ad Amendolara, in provincia di Cosenza, dove quattro braccianti di nazionalità afghana e pakistana sono stati uccisi e poi dati alle fiamme all'interno di un auto. Gli investigatori stanno seguendo due principali piste: la prima riconduce a un possibile fenomeno del caporalato; la seconda ipotizza uno scontro tra gruppi di diversa nazionalità per il controllo della manodopera nei campi.A fare il punto della situazione è stato il procuratore della Repubblica di Castrovillari, Alessandro D'Alessio, che ha dichiarato che il caporalato è una delle piste ma non l'unica, sottolineando che le indagini sono ancora alla fase iniziale. Gli inquirenti stanno cercando di capire se i braccianti venivano reclutati e indirizzati alle aziende agricole attraverso intermediari oppure se i contatti con i datori di lavoro fossero diretti. In particolare, sono in corso verifiche sulle attività svolte nelle ultime settimane presso alcune aziende agricole di Scanzano Jonico , in provincia di Potenza, dove i braccianti avevano lavorato nella raccolta delle fragole. Inoltre gli accertamenti mirano a chiarire che le procedure lavorative fossero conformi alla legge.Nel frattempo, la squadra mobile di Cosenza continua gli approfondimenti investigativi dopo il fermo di due cittadini pakistani, entrambi di 31 anni , ritenuti gli autori di questo omicidio. Gli investigatori stanno cercando di capire se svolgessero il ruolo da caporali eventualmente per conto di altre persone oppure se fossero anch'essi degli stessi braccianti che, grazie ad una maggior permanenza in Italia e alla disponibilità di un mezzo di trasporto, gestivano gli spostamenti dei lavoratori ottenendo un compenso per il servizio offerto. I due sono comparsi oggi davanti al gip di Castrovillari. Durante l'interrogatorio davanti alla pubblico ministero Roberta Bello si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.Secondo quanto emerso nel corso della conferenza degli inquirenti, sia le quattro vittime sia i due indagati vivevano da tempo in Italia ed erano regolarmente presenti sul territorio con permesso di soggiorno. Il minivan nel quale hanno perso la vita il pakistano Waseem Kham di 29 anni e gli afghani Amin Fazal Khojani di 28 anni, Ullah Isamt Quiemi 19 anni e Safy Layjad di 27 anni, sarebbe intestato ad uno dei due fermati, un elemento che potrebbe rivelarsi importante all'interno dell'indagine. Particolarmente drammatica è la testimonianza fornita dall'unico bracciante sopravvissuto alla strage, Mohammad Taj Alamyar di 35 anni. L'uomo sarebbe riuscito a salvarsi forzando il portellone posteriore del veicolo mentre uno dei presunti aggressori tentava di impedirgli la fuga. Nonostante abbia riportato delle gravi ustioni è riuscito a sopravvivere.Gli investigatori descrivono quanto è accaduto come un episodio di “crudeltà inenarrabile” caratterizzato da una violenza estrema e da una gravità inaudita. Un fatto che, nelle parole degli stessi inquirenti, appare semplicemente disumano e che continua a provocare un profondo sconcerto all'opinione pubblica.La manifestazione per ricordare i 4 braccianti si terrà sabato 6 giugno ad Amendolara. L'evento vedrà la partecipazione dei massimi vertici sindacali italiani, tra cui Cgil , Maurizio Landini e il segretario della Flai-Cgil Giovanni Minnini. Mentre, a livello politico hanno già dato la loro presenza diverse forze tra cui il Pd della Calabria e il Movimento 5 stelle. Anche associazioni contro le mafie come Libera prenderanno parte al corteo.