Strage di braccianti. Il movente ipotizzato per il barbaro delitto di Amendolara sarebbe legato alla richiesta dei quattro braccianti arsi vivi di essere messi in regola. Il gip ha convalidato il fermo dei due pakistani
CASTROVILLARI – Erano arrivati dalla Sardegna i quattro braccianti – tre afghani e un pakistano – arsi vivi in una stazione di rifornimento di Amendolara. Dovevano partecipare alla campagna della frutta in corso tra Calabria e Basilicata, ma non avevano ancora un contratto di lavoro. Da questa richiesta sarebbe partito il litigio con i due presunti caporali, iniziato al mattino mentre si recavano a Scanzano sul Fiat Ulisse che sarebbe diventato per loro trappola di morte. Il litigio è proseguito al ritorno e sarebbe diventato questo, poi, il movente dell’efferata strage.
STRAGE DI AMENDOLARA, I BRACCIANTI VOLEVANO SOLO UN CONTRATTO
È quanto sta emergendo in queste ore dall’inchiesta condotta dalla Procura di Castrovillari. Ieri i due presunti caporali pakistani – Safeer Ahmed e Ali Raza, entrambi di 32 anni – sono comparsi davanti al Gip Orvieto Matonti, assistiti dai legali Giovanni Brandi Cordasco Salmena e Giulia Montilli. Entrambi si sono avvalsi della facoltà di non rispondere.La pm Roberta Bello si è riportata al decreto di fermo chiedendone la convalida per omicidio pluriaggravato e con l’applicazione della misura cautelare in carcere; la difesa ha rilevato nel decreto di fermo «alcune patologie rituali e la mancanza di elementi sufficienti a giustificare la premeditazione, i futili motivi e la crudeltà» e ha chiesto misure cautelari meno afflittive «per assicurare le esigenze del processo».












