La tragedia di Amendolara apre anche il capitolo, doloroso e complesso, del possibile rimpatrio delle salme dei quattro giovani braccianti morti nei giorni scorsi: tre afghani e un pachistano, arrivati in Calabria per lavorare e finiti vittime di una vicenda che ha scosso l’intero Paese. Il leader del Movimento Diritti Civili, Franco Corbelli, ha reso noto di avere ricevuto una risposta dal presidente della Regione Calabria, Roberto Occhiuto, al quale aveva rivolto un appello chiedendo alla Regione di farsi carico delle spese per il ritorno dei corpi nei Paesi d’origine delle vittime. Corbelli aveva chiesto anche un ulteriore gesto di solidarietà verso le famiglie, con l’assegnazione di un contributo economico pari a un anno di lavoro per ciascuno dei quattro braccianti.
La risposta di Occhiuto: “Serve il Governo nazionale”
Secondo quanto riferito da Corbelli, il governatore Roberto Occhiuto gli ha risposto con un messaggio WhatsApp chiarendo la posizione della Regione. “La Regione aveva già offerto la sua disponibilità dopo la tragedia di Cutro. Ma è il governo nazionale a doversi attivare perché ci sono adempimenti che riguardano i rapporti tra Paesi”, ha scritto Occhiuto.
Una risposta che sposta il baricentro della questione sul piano dei rapporti istituzionali e diplomatici. Il rimpatrio delle salme, infatti, non riguarda soltanto il pagamento delle spese, ma anche le procedure con i Paesi d’origine, in questo caso Afghanistan e Pakistan, e i contatti con le rispettive rappresentanze diplomatiche. Corbelli ha ringraziato il presidente della Regione, riconoscendogli “sensibilità per le tematiche sociali” e ricordando anche “l’importante sostegno” dato alla realizzazione, a Tarsia, del Cimitero internazionale dei Migranti, definito dal leader di Diritti Civili una grande opera umanitaria.














