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a società “Stretto di Messina” dopo 35 anni dalla nascita non ha ancora acceso i motori per costruire il ponte tra la Calabria e la Sicilia. A far rumore intanto è l’indagine per corruzione su tre personaggi che ruoterebbero attorno. Il presidente dell’Anticorruzione Busia era stato chiaro: le maglie sono troppo lasche. La vicenda appartiene ai giudici, la Società al Paese perché sua creatura. Nata nel 1981, abbozza il progetto ma con il capitale dello Stato (dei contribuenti) paga anche penali, stipendi e quant’altro per centinaia di milioni. Nel 2013 il Governo Monti alle prese con bilanci in rosso, visto che non si muove ruspa straccia il progetto e mette la società in liquidazione. Nel 2023 il governo Meloni la rimette in carreggiata con l’obiettivo di aggiornare il progetto e aprire il cantiere: illusione. Aspettando il poi del poi, la società costa allo Stato 11,5 milioni di euro all’anno di soli oneri per il personale: 110 più 21 dirigenti che pigliano un bel po' di soldi. Il conto in banca è discreto: 473 milioni che nel 2025 ha prodotto interessi per 11,8 milioni. Mai che sia venuto in testa di impiegare quei milioni e i miliardi congelati in attesa dell’opera che “si fa..rà!!” , quando e se sarà, per ridare fiato a un bilancio asfittico. Si procede, “avanti e indrè che bel divertimento, la vita è tutta qui”, canzonetta di Nilla Pizzi.