Milano – Per anni milioni di persone hanno passeggiato per le strade delle proprie città inseguendo Pokémon virtuali, catturando creature digitali e partecipando a una delle più fortunate esperienze di realtà aumentata mai realizzate. Pokémon Go è stato presentato come un gioco innovativo, capace di favorire la socializzazione, l'attività all'aperto e l'interazione con il territorio. Pochi avrebbero immaginato che, dietro quella caccia ai mostriciattoli virtuali, si stesse accumulando una delle più grandi raccolte di dati geospaziali della storia.

I numeri sono impressionanti. In circa dieci anni di attività, il sistema avrebbe accumulato quasi 30 miliardi di immagini e scansioni ambientali provenienti da milioni di utenti distribuiti in ogni continente. Ogni passeggiata, ogni PokéStop visitato, ogni luogo scansionato ha contribuito ad alimentare un enorme patrimonio informativo che oggi consente alle macchine di comprendere e interpretare gli spazi fisici con una precisione sempre maggiore. In origine queste tecnologie sono state presentate come strumenti utili per la realtà aumentata, la robotica civile e la logistica.

Queste tecnologie sono state presentate come strumenti utili per la realtà aumentata, la robotica civile e la logistica