Era diventata una mania collettiva: fermarsi davanti a una statua, girare attorno a un monumento, inquadrare la facciata di un edificio con il telefono in mano. Pokémon Go chiedeva ai suoi giocatori di scansionare PokéStop e palestre, in cambio di qualche ricompensa dentro il gioco. Una piccola missione urbana, a metà tra caccia al tesoro e lavoro gratuito, compiuta da milioni di persone che pensavano soprattutto a catturare Pikachu. Così, giusto dieci anni fa, Pokémon Go diventò un successo mondiale, con 200 milioni di utenti attivi al mese già poco dopo il lancio. Intanto però, dietro un gioco apparentemente innocuo, prendeva forma una mappa tridimensionale del mondo reale, costruita dal basso, dal punto di vista dei pedoni. E oggi quella mappa viene usata per la navigazione autonoma in ambienti dove il Gps non funziona, viene disturbato o falsificato.
Senza GPS Secondo DroneXL, circa 30 miliardi di scansioni ambientali raccolte negli anni attraverso Pokémon Go e altri servizi Niantic sono confluite nel patrimonio tecnologico di Niantic Spatial, la società nata dallo scorporo della parte geospaziale di Niantic. Quelle immagini avrebbero contribuito ad addestrare sistemi di localizzazione visiva capaci di orientare macchine, robot e droni senza affidarsi ai satelliti. Nel dicembre dello scorso anno Niantic Spatial e Vantor, il gruppo di intelligence geospaziale di Maxar Intelligence, hanno annunciato un accordo per sviluppare un sistema comune di posizionamento aria-terra in ambienti “Gps-denied”, cioè dove il segnale satellitare è assente, interferito o ingannato. È una forma avanzata di Visual Positioning System: la macchina guarda il mondo con una camera, confronta ciò che vede con una mappa 3D già costruita e ne ricava la sua posizione. È lo stesso principio che permette alla realtà aumentata di collocare un oggetto virtuale nel punto giusto di una stanza, ma applicato a livello industriale e strategico. Nel 2024 Niantic spiegava di avere 10 milioni di luoghi scansionati nel mondo, oltre un milione dei quali già attivati per il suo servizio VPS, e di ricevere circa un milione di nuove scansioni alla settimana. Per la società questi dati costituiscono la base di un “Large Geospatial Model”, un modello capace di dare alle macchine una comprensione spaziale del mondo fisico. Le scansioni erano opzionali, gli utenti dovevano accettare termini specifici e Niantic aveva previsto licenze trasferibili e sublicenziabili. Dal punto di vista formale, dunque, la società si era tenuta un margine d’uso molto ampio. Ma il consenso giuridico non coincide sempre con il consenso consapevole. Chi filma un parco per ottenere un bonus virtuale può davvero immaginare che quelle immagini, anni dopo, possano servire anche allo sviluppo di sistemi utili a droni e robot militari?












