Dopo un percorso di collaudo durato vent’anni, la diga di Montedoglio è entrata in esercizio ordinario. Gli oltre 130 milioni di metri cubi d’acqua dell’invaso sono ora pienamente al servizio di un vasto territorio tra Toscana e Umbria, con benefici attesi per gli usi potabili e irrigui, la sicurezza idraulica e la capacità di adattamento alla crisi climatica.

L’avvio dell’esercizio è stato celebrato alla presenza dei vertici dell’Ente acque umbro-toscane (Eaut), il direttore Andrea Canali e il presidente Simone Viti, insieme ai presidenti delle Regioni Toscana e Umbria, Eugenio Giani e Stefania Proietti, e agli assessori regionali toscani all’Economia e alle Infrastrutture, Leonardo Marras e Filippo Boni.

Alla cerimonia ha partecipato anche una rappresentanza della commissione Sviluppo economico e rurale del Consiglio regionale della Toscana, composta dalla presidente Brenda Barnini e dai consiglieri Gabriele Veneri e Roberta Casini, entrambi espressione del territorio aretino.

L’invaso interessa la Valtiberina toscana e umbra e, direttamente, i Comuni aretini di Anghiari, Pieve Santo Stefano, Caprese Michelangelo e Sansepolcro. La disponibilità di acqua di qualità potrà sostenere tanto le imprese agricole quanto gli approvvigionamenti civili, riducendo al contempo i costi e gli impatti ambientali legati all’accesso alla risorsa.