Per pura abitudine continuiamo a chiamarlo dibattito politico, ma oramai si tratta troppo spesso di chiacchiere isteriche e formule vuote di effetto pratico, utili a simulare una parvenza di idea programmatica ed a promettere sia la soluzione per la complessa gestione migratoria che dei problemi economici del Paese e dei cittadini.
Tuttavia questi annunci sono veri e propri soufflé che, analizzati alla luce della logica e del diritto, si sgonfiano istantaneamente, lasciando emergere la loro vera natura: espedienti di puro posizionamento elettorale che nulla hanno a che vedere con il governo del Paese.
È innegabile che Giorgia Meloni sia arrivata a Palazzo Chigi anche grazie alla promessa elettorale del "blocco navale" che l'imbonitrice presentava al corpo elettorale come un normale strumento amministrativo di controllo. Il blocco navale rappresenta in realtà, per il diritto internazionale, un esplicito atto di aggressione militare, lecitamente applicabile solo in contesti bellici. Quella retorica una volta raggiunto il potere, si è inevitabilmente sgonfiata per evitare lo scontro fatale con i trattati europei, la Costituzione ed i limiti oggettivi dello Stato di diritto e anche, ovviamente, con la realtà ed il limite del buon senso.








