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Non dobbiamo rassegnarci alla remigrazione, non possiamo rassegnarci a una corsa sempre più a destra che calpesta i diritti. Vannacci, che piaccia o meno, sta dettando l'agenda al governo.
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Il nervosismo di Meloni Ieri Meloni in aula ha attaccato i parlamentari di Futuro Nazionale perché si sente fortemente sotto pressione. Meloni però sa che l'ex generale ha le mani libere per dire quello che vuole, lei no perché deve governare e ha davanti a sé una finanziaria senza soldi. Così prova a recuperare su altro: la risoluzione della destra sull'Ucraina vede sparire dei passaggi sull'adesione di Kiev all'Unione Europea; sui migranti la corsa a destra è partita da tempo su chi alza più il tiro, mentre i burocrati europei sono tornati a essere i cattivi. La lunga campagna elettorale Una Meloni di lotta e poco di governo che ha lanciato quella che sarà una lunga campagna elettorale, dove il peggior nemico potrebbe essere proprio Vannacci. E così la deportazione, che è il concetto alla base della remigrazione, diventa qualcosa di sdoganato proprio mentre in Europa entra in vigore il nuovo patto per le migrazioni che prevede anche hotspot in paesi terzi, quindi in paesi che non hanno nulla a che fare con i paesi d'origine. Questa è una delle poche vittorie di Meloni in 4 anni di governo: consolidare l'asse centrodestra-destra in Europa e con la spinta di partiti di estrema destra come l'AfD in Germania, che stanno mettendo pressione al cancelliere Merz. Ma da oggi questo per lei e il governo non basta più: quando si è all'opposizione con le mani libere è più facile cavalcare l'onda del malcontento, e Vannacci avrà tanto margine per sfiancarli da destra. Oggi Scanner parte da qui.
















