«Il generale ritarderà 15-20 minuti».
Cominciano con queste parole le due ore di attesa di Roberto Vannacci all’Auditorium della Conciliazione da parte dei giornalisti, stipati prima in una stanzetta, poi in un corridoio, sempre comunque senza possibilità di accesso ai lavori («c’è lo streaming»).
Nulla di nuovo, già Beppe Grillo ai tempi del M5s d’antan aveva capito che all’inizio la stampa conviene bastonarla, metaforicamente parlando s’intende.
Nel frattempo Vannacci arringa i suoi (1.700 per gli organizzatori) all’assemblea costituente del partito, in realtà già presente alla Camera con otto deputati: «Noi rappresentiamo lo scarto e la feccia e siamo orgogliosi di esserlo – dichiara il generale –.
In Parlamento siamo una sporca dozzina, siamo i figli di nessuno e fierissimi di esserlo».










