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In fondo è la storia che un po' si ripete a Palermo. Negli anni 8o, quando la mafia progettava la terribile stagione degli omicidi istituzionali per provare a smantellare lo Stato colpendo magistrati, poliziotti e carabinieri, in città arrivò una “partita” di kalashnikov che andavano provati per cercare di bucare le auto blindate dei giudici. E i picciotti cominciarono a sparare all'impazzata contro le vetrine blindate delle gioiellerie per vedere che effetto faceva. Il clima di terrore era palese per le strade.Oggi che a Palermo s'è aperta una nuova stagione, ben diversa, di kalashnikov per le strade, questa volta per riguadagnare quella supremazia mafiosa persa, il terrore c'è ancora tutto tra la gente e una risposta forte da parte dello Stato era necessaria. Il blitz di questa mattina va proprio in questo senso. E si tratta di una serie di decreti di fermo dopo le indagini della Procura diretta da Maurizio de Lucia con i colleghi della Distrettuale antimafia coordinati dal procuratore aggiunto Vito Di Giorgio, che sono stati eseguiti all'alba dai carabinieri e dalla Polizia.

Il centro dell'operazione è ovviamente il mandamento mafioso di Tommaso Natale/San Lorenzo, dove negli ultimi mesi è successo di tutto. Quattro dei fermi riguardano proprio soggetti “di zona” che sono ritenuti responsabili, a vario titolo, di una serie di raid per quella che gli esperti chiamano “recente recrudescenza criminale”, in realtà è il terrore in strada portato ad altezza d'uomo con i proiettili devastanti e con un obiettivo ben preciso: riaffermare il controllo del territorio da parte di capi e gregari del mandamento mafioso, smantellato negli ultimi anni da una serie di indagini, basti pensare all'operazione "Grande Inverno".La Procura ha disposto il fermo per la gravità dei fatti e per un concreto pericolo di fuga: gli indagati risultano disoccupati, traggono sostentamento da atti illeciti, mostrano un'allarmante pericolosità sociale e possono contare sulla fitta rete di fiancheggiatori e appoggi logistici tipica dell'organizzazione mafiosa.I primi due fermati sono Rosario Piazza e Davide Carcione, gravemente indiziati del reato di tentata estorsione aggravata dal metodo mafioso: nella notte del 14 maggio a Isola delle Femmine i due - gli inquirenti ne sono convinti -, nascosti da un passamontagna, hanno collocato davanti a parecchi negozi - lidi balneari, ristoranti, minimarket e tabaccherie -, le classiche bottiglie incendiarie, con i messaggi di richiesta di cinquemila euro a negoziante.