Un debito di droga da 4 mila euro, una raffica di kalashnikov contro la casa di Rosario Sposito in via Don Minzoni e, poche ore dopo, la risposta con le pistole in pugno e gli spari tra la gente in via Montalbo. Nella ricostruzione della Procura, i due episodi fanno parte della stessa catena di vendette a colpi di armi da guerra, sempre più numerose in città.Prima l’intimidazione attribuita a Danilo D’Ignoti e al cugino Dionisio Mineo, poi l’agguato contro lo stesso D’Ignoti, inseguito e ferito alla coscia sinistra da un commando che, per gli investigatori, era composto dai cugini Giovanni e Salvatore Gioè, già arrestati nella prima fase dell’inchiesta, e da Massimo Gioè, zio di Giovanni e padre di Salvatore, e da Riccardo Civiletti, indicati come i conducenti dei due scooter usati per la spedizione punitiva. In un primo momento l’uomo alla guida dell’Honda Sh nero era stato scambiato per Sposito.L’acquisizione di immagini più nitide ha portato gli uomini della Squadra mobile su Civiletti: il mezzo risulta intestato a lui e i filmati lo mostrano con casco grigio, barba folta e occhiali. Sposito invece è in libertà.La svolta è nelle carte della Dda, che ricostruiscono la notte tra il 29 e il 30 aprile e il successivo regolamento di conti. Le immagini partono dal pomeriggio...L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.
Così spararono tra la gente a Palermo: «Due atti di guerra urbana» tra via Don Minzoni e via Montalbo
Da una parte la sfida col mitra di fabbricazione ex sovietica dall'altra la pronta risposta nella zona di via Montepellegrino. I pm: la terribile sequenza emblema di una violenza «spettacolarizzata»
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