Il giorno dopo la raffica di kalashnikov contro il deposito di Sicily by car di via San Lorenzo, l’attentato del 23 marzo che poi ha dato il via all’escalation del piombo e delle bottigliette di benzina a scopo intimidatorio contro i commercianti, le forze dell'ordine avevano fermato e controllato un’auto su cui viaggiavano cinque giovani.Tutti con precedenti per rapina, furto e piccoli episodi di spaccio. Tra questi ci sarebbe un parente di Salvatore Calvaruso, accusato di essere uno dei pistoleri della strage di Monreale, e di Salvatore Modica, il giovane che ha rubato la Fiat Panda poi usata per dare alle fiamme l’autolavaggio del Q8.E proprio pochi giorni più tardi, quella stessa automobile, questa volta con due persone a bordo, farà capolino nella stazione di servizio di viale Lanza di Scalea: la notte successiva lì ci fu un incendio devastante.La struttura è quella a cui si appoggiava Sicily by Car, obiettivo di tre attentati: due incendi e una raffica di Ak-47 che hanno distrutto parte del parco macchine. Un sopralluogo prima dell’attentato? Sta agli investigatori capirlo.Intanto, però, l’incrocio di telecamere e denunce avrebbe incastrato alcuni dei giovani tuttofare dello Zen. Coloro che vanno in giro a battere cassa, cinquemila euro trattabili e pagabili a rate, in alcuni casi sarebbero le stesse persone che avrebbero eseguito parte degli attentati, messi a segno tra incendi e raffiche di mitragliatrice.L’ultima è stata l’altra notte al bar Cheri, nel mirino di Cosa nostra perché non si sarebbe piegato alle richieste di pizzo già alcuni anni fa, nel 2022. Uno smacco per la famiglia mafiosa che voleva, e doveva, imporsi su tutti gli imprenditori «con le buone o con le cattive», pena la credibilità dell’organizzazione criminale...L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola oggi e in edizione digitale