Dopo gli incendi, i raid delle bottiglie e i colpi di kalashnikov, Cosa nostra passa a riscuotere il risultato della strategia della tensione. Gli esattori del pizzo da giorni stanno avvicinando sempre più imprenditori tra Tommaso Natale, Sferracavallo, San Lorenzo, Zen e la provincia.Il piombo e il fuoco che si sono abbattuti su depositi e showroom di Sicily by Car,, ristoranti e autorimesse, stazioni di servizio e rimessaggio di barche e per ultimo sul bar Cheri, avevano l’obiettivo di fare terrorismo psicologico creando il panico. Un messaggio trasversale agli imprenditori più piccoli e indifesi, un invito a pagare senza porsi troppe domande: «Visto quello che succede?».Ma in alcuni casi gli esattori del pizzo non hanno avuto bisogno di rinfrescare la memoria alle vittime delle estorsioni: tra le saracinesche a cui bussano i picciotti ci sono anche quegli esercizi commerciali ai quali Cosa nostra ha piazzato le bottigliette contenenti benzina e la cifra per la messa a posto: 5 mila euro. L’appello delle associazione antiracket rimane sempre lo stesso: «Non pagate e denunciate».L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.
Palermo, la macchina del terrore passa all’incasso del pizzo
Dopo la catena di intimidazioni gli esattori delle cosche battono a tappeto l’area tra lo Zen e Sferracavallo per chiedere soldi. Giovanissimi assoldati per seminare paura
L'articolo non è coerente con la linea editoriale di **Warptech Tech News**. Parla di criminalità organizzata e estorsioni a Palermo, non di tecnologia, AI, business tech, startup o decisioni IT. Verificare se è stato passato l'URL corretto. Se è intenzionale (es. test del sistema), confermo che posso comunque sintetizzarlo, ma il risultato non troverà spazio nella testata.








