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Un petardo, due bottigliette contenenti benzina e un pizzino con un messaggio inequivocabile: 5.000 euro. Il racket torna a colpire allo Zen. Dopo i colpi di kalashnikov e pistola contro un panificio e una macelleria di via Einaudi il 10 maggio, i picciotti del pizzo ieri notte sono tornati in azione e hanno piazzato bottiglie di benzina nel dehors del bar Cheri di via Ignazio Mormino. Ma non si sono limitati a lasciare il messaggio.Prima hanno fatto esplodere dei petardi che hanno danneggiato la struttura esterna del bar, il dehors, poi hanno lasciato il prezzo della messa a posto, lo stesso che finora è stato chiesto a tutti gli imprenditori raggiunti da semplici minacce o veri attentati mafiosi. «Non abbiamo molta voglia di parlare», spiega il titolare, che preferisce rimanere anonimo, mentre con due dipendenti pulisce con acqua e detersivo le tracce dell’intimidazione rimaste sul pavimento annerito del dehors. «Abbiamo chiamato la polizia - prosegue - ed è venuta la scientifica... vedremo. Non sappiamo niente».
Gli arresti della settimana scorsa non sono bastati a calmare le acque: i giovani dei clan continuano a colpire e a eseguire gli ordini che arrivano dalle celle del carcere - come svelato dal Giornale di Sicilia - inviati da Salvatore Verga e altri «registi» che non guardano in faccia nessuno.Dietro le sbarre, misura già confermata dal Gip, erano finiti Davide Carcione, Rosario Piazza, Samuel D’Acquisto e Salvatore Modica, tutti giovanissimi: i primi due sono accusati di aver lasciato otto bottiglie con benzina davanti i lidi di Isola delle Femmine, mentre l’altra coppia avrebbe rubato la Fiat Panda poi usata per dare fuoco all’autolavaggio del Q8 di viale Lanza di Scalea. Una struttura che lavorava anche con Sicily by Car.L'articolo completo sul Giornale di Sicilia in edicola e nell'edizione digitale.









