Trenta colpi di kalashnikov contro il bar Cherì di via Ignazio Mormino, allo Zen, a Palermo. La raffica ha mandato in frantumi la vetrata laterale dell’esercizio commerciale. Un'ulteriore conferma che il locale è finito nel mirino del racket.È il terzo episodio in appena due settimane. Il 17 giugno, davanti al bar, erano stati piazzati un petardo, alcune bottiglie contenenti benzina e un foglietto con una richiesta di cinquemila euro. appena una settimana dopo, il 24 giugno, era arrivata una nuova intimidazione: alcuni giovani avevano dato fuoco ai condizionatori esterni del bar.In quel caso i danni erano rimasti limitati alla parte esterna. Sul posto erano intervenuti vigili del fuoco e polizia, che avevano acquisito le immagini dei sistemi di videosorveglianza. Adesso il salto di qualità, con l’uso dell’Ak-47. Un segnale pesante, che richiama la lunga scia di raid e minacce registrata negli ultimi mesi tra la città e la costa occidentale, da Sferracavallo a Capaci.Nei giorni scorsi erano finiti in cella Davide Carcione, Rosario Piazza, Salvatore Modica e Samuele D’Acquisto, quattro giovanissimi dello Zen accusati di avere piazzato bottiglie incendiarie davanti ai lidi di Isola delle Femmine e di avere rubato l’auto utilizzata per l’attentato all’autolavaggio del Q8 di viale Lanza di Scalea.Il bar Cherì era già comparso in passato nelle conversazioni di Cosa nostra. «Con le buone o con le cattive», diceva Domenico Ciaramitaro, mafioso della Marinella, parlando con Francesco Stagno.