La transizione ecologica è troppo importante per essere ridotta a slogan. Proprio perché è necessaria, non può diventare una religione civile fatta di divieti, quote obbligatorie e costi scaricati su chi produce. L’Europa, quando parla di ambiente, mostra spesso il meglio delle sue intenzioni e il peggio del suo metodo.

Al Consiglio UE dei Trasporti di Lussemburgo l’Italia ha posto una questione di buon senso. La decarbonizzazione non può essere costruita contro la competitività. L’ETS marittimo è in vigore dal 2024 e prevede una copertura progressiva delle emissioni, con il 40% per quelle del 2024, il 70% per quelle del 2025 e il 100% per le emissioni del 2026. FuelEU Maritime, applicato dal gennaio 2025, aggiunge nuovi obblighi sui combustibili. Una politica verde che indebolisce porti e spinge traffici fuori dall’Europa non salva il clima. Salva le apparenze e consegna lavoro e ricchezza ad altri.

Il rischio non è teorico. La clausola europea sui porti di trasbordo vicini, entro 300 miglia nautiche e con oltre il 65% di traffico container in transhipment, dimostra che Bruxelles conosce il problema. Il caso Tanger Med, richiamato anche nel dibattito spagnolo sui traffici di Maersk, conferma che una regola scritta male può spostare rotte prima ancora di ridurre emissioni.