Decarbonizzazione? Sì, ma senza compromettere la competitività industriale dell’Europa. Lo ha ribadito l’Italia al Consiglio Ue dei Trasporti ribadendo che in caso contrario si rischia di far decollare i porti extraeuropei a danno dei nostri scali. Così com’è l’Ets non funziona. Gli armatori pagano per la decarbonizzazione ma solo le briciole finiscono nello shipping, nel rinnovo delle flotte, nella digitalizzazione, nella ricerca sui nuovi carburanti. Insomma su tutto ciò che potrebbe rendere più competitivi i nostri porti. «L’Italia - ha ribadito in Lussemburgo al Consiglio Ue il viceministro delle Infrastrutture Edoardo Rixi a nome del governo italiano - la necessità di rivedere politiche di decarbonizzazione concepite in un contesto economico e geopolitico profondamente diverso da quello attuale. La transizione ecologica deve procedere con pragmatismo, neutralità tecnologica e apertura ai carburanti alternativi, evitando approcci ideologici che rischiano di penalizzare industria, lavoro e competitività».
Innovazione e Sud, Invitalia apre la corsa agli investimenti: 219 milioni per startup e imprese ad alta tecnologiaGli stessi obiettivi, insomma, a cui è ispirato anche il disegno di legge Porti d’Italia Spa che sta per iniziare il suo iter parlamentare: la competitività. I porti italiani con la riforma devono competere alla pari con quelli degli altri Paesi europei; tutto insieme con una transizione energetica intelligente devono competere con quelli degli altri Paesi al di fuori dell’Europa. «L’Europa deve rafforzare - ha continuato Rixi - il proprio sistema logistico, rendendolo più resiliente e flessibile di fronte a uno scenario internazionale sempre più instabile. Non si possono costruire politiche europee senza tenere conto di ciò che accade fuori dai confini dell’Unione e dei suoi effetti sulle catene di approvvigionamento e sui costi per imprese e cittadini». Bisogna guardare avanti e puntare con decisione sui carburanti alternativi. «Per questo - ha aggiunto Rixi - sosteniamo lo sviluppo dei carburanti sostenibili, dal Saf avio ai biocarburanti e al diesel biologico, e il potenziamento delle Autostrade del Mare. Allo stesso tempo riteniamo necessario superare un Ets marittimo che rischia di spostare traffici e investimenti verso porti extraeuropei, indebolendo il sistema logistico continentale». E non bastano. «Sulle flotte aziendali condividiamo gli obiettivi ambientali, ma siamo contrari all’introduzione di quote obbligatorie di veicoli elettrici. Servono incentivi e flessibilità, non nuovi vincoli che non tengono conto delle differenze tra i mercati nazionali e delle attuali criticità infrastrutturali». IL RAPPORTO Sui costi energetici è stato anche annunciato per giovedì, ore 10, presso la Sala Stampa della Camera dei Deputati, su proposta di Salvatore Deidda, presidente della Commissione Trasporti della Camera, la presentazione del secondo rapporto dell’Osservatorio Freight Insights, stilato dal Most e dalla Fondazione Centro Studi Economia della Logistica e delle Infrastruttura (Aiscat, Confcommercio, Conftrasporto e Fs). Lo studio evidenzia un aumento dei costi energetici, del 30% circa a cominciare dal diesel per autotrazione rispetto al 2019.












