La mobilità in Europa è diventata un’altra linea di disuguaglianza. Mentre i dati Eurostat di questi giorni evidenziano un aumento dei cittadini UE a rischio povertà ed esclusione sociale tra il 2023 e il 2024, un nuovo rapporto di Greenpeace mette in luce una profonda disparità nell’accesso ai mezzi pubblici nel Vecchio Continente. Una condizione che si ripercuote sulle tasche e sulla qualità della vita delle persone, con l’Italia tra i Paesi che ne escono peggio.
La ricerca, realizzata dal tedesco Öko-Institut per l’organizzazione ambientalista, rivela che nel 90% dei Paesi europei analizzati nel 2024 oltre la metà dei cittadini non utilizza il trasporto pubblico regolarmente. Con l’eccezione di Svizzera, Lussemburgo ed Estonia, in media oltre il 50% della popolazione europea ne fa uso meno di una volta al mese o mai. In Italia questa percentuale arriva all’80%, il secondo dato più alto dietro a Cipro. Ma quali sono i principali motivi che scoraggiano gli spostamenti in bus, metro e tram?
Lo studio dal titolo Accesso negato: povertà dei trasporti in Europa rivela che, in alcuni casi, fino al 56% della popolazione nazionale non dispone di mezzi pubblici nella propria zona di residenza. Oltre a una mancata copertura capillare del servizio sui territori, a pesare sono scarsa frequenza dei collegamenti e inadeguatezza degli orari disponibili. Non tutti sperimentano la povertà dei trasporti allo stesso modo. La disuguaglianza è anche demografica e socioeconomica: donne e anziani in primis, ma anche diversamente abili e migranti, sono colpiti da problemi di sicurezza e accessibilità che spesso rendono i mezzi pubblici un’opzione difficilmente praticabile. Anche la situazione reddituale incide, specie in città dove gli alloggi più accessibili economicamente si trovano in aree meno connesse tramite mezzi pubblici.













