L’Unione Europea ha appena annunciato una strategia per sradicare la povertà entro il 2050. I numeri fotografano il declino e le difficoltà del nostro Continente, una volta portabandiera di politiche di inclusione e innovazione sociale. Dopo 15 anni di austerità, tagli alle politiche sociali e 3 di guerra e corsa al riarmo, un europeo su cinque è povero. Sono 92,7 milioni i cittadini a rischio povertà. Un numero impressionante e senza precedenti. Le donne sono le più colpite, con un rischio esclusione sociale più elevato; così come le persone che vivono in famiglie con figli a carico. Tra i disoccupati il rischio povertà arriva addirittura al 66,3%. Questo dicono i dati 2025 Eurostat, destinati a peggiorare per le conseguenze sul costo della vita e sulle bollette con la crisi energetica. Effetti prevedibili della guerra e del modello estrattivista.La vicepresidente della Commissione europea per l’istruzione, la cultura, il lavoro e i diritti sociali, Roxana Minzatu, ha annunciato nuove misure per combattere povertà ed esclusione sociale nel bilancio 2028-2034, con investimenti previsti per 100 miliardi. Il pacchetto di interventi si concentra su tre questioni ritenute principali: accesso all’abitazione (i prezzi delle case sono aumentati di almeno il 60% dal 2013), lavoro (oggi sempre più povero, precario e insicuro) e sostegno ai bambini che vivono in condizioni di povertà (uno su quattro è in povertà assoluta). A cui si aggiunge “un’attenzione specifica” all’esclusione sociale delle persone con disabilità.L’obiettivo è quello di raggiungere i target fissati nel 2021: ridurre di almeno 15 milioni il numero di persone a rischio povertà entro il 2030 e sradicare la povertà entro il 2050. Oggi, ha ricordato la vicepresidente, «solo 3,7 milioni di europei sono stati aiutati, rispetto agli almeno 15 che avevamo previsto come obiettivo». Una rivelazione preoccupante e grave, che conferma come in questi ultimi anni contrastare le disuguaglianze non sia mai stata una priorità per la governance europea, figuriamoci sconfiggerle, come andrebbe fatto.Caritas Europa, associazioni e Ong hanno subito denunciato come la strategia contro la povertà manchi di un budget dedicato alla sua attuazione, basata prevalentemente su raccomandazioni invece che su una legislazione vincolante. In sostanza non ci sono gli strumenti necessari per raggiungere gli obiettivi dichiarati.L’assenza di finanziamenti adeguati e impegni vincolanti sono i motivi che hanno portato anche al clamoroso fallimento degli obiettivi di sviluppo sostenibili fissati nel 2015 dall’Agenda 2030, come denunciato dallo stesso consulente Onu, Jeffrey Sachs (ne avevamo parlato tempo fa su queste pagine).Von der Leyen ha detto che «povertà ed esclusione sono sfide che possiamo e dobbiamo superare». L’analisi delle esperienze precedenti e le scelte fatte dalla Commissione ci dicono invece il contrario: povertà ed esclusione aumenteranno.È indispensabile chiederci se l’intangibilità della dignità delle persone sia ancora il baluardo che definisce la nostra idea di civiltà. Per l’attuale Commissione evidentemente no. Servono una nuova visione, una partecipazione diversa ed un altro ordine mondiale per sconfiggere disuguaglianze ed esclusione, se non vogliamo che continuino a crescere, nonostante appelli e dichiarazioni. Facciamo Eco!
La povertà non si sconfigge con i proclami
I dati certificano che quanto fatto finora in Europa ha prodotto l’acuirsi delle disuguaglianze











