di
Giulio Sensi
Il piano per affrontare le situazioni a rischio: moltiplicare le possibilità di accesso abitativo, garantire i diritti su infanzia e disabilità. Von der Leyen: «Uguaglianza e dignità». Il dubbio sui fondi
L’Europa non è più quel paradiso di ricchezza materiale riconosciuto nei decenni da tutto il mondo. I dati Eurostat del 2025 parlano chiaro: nell’Unione a 27, il 20,9% della popolazione vive a rischio povertà o esclusione sociale, quasi 93 milioni di persone il cui presente e il futuro è incerto e più del 24% di loro ha meno di 18 anni. Un’urgenza cui, per la prima volta, la Commissione Europea ha voluto dare risposta il 6 maggio scorso con una nuova Strategia che ha l’obiettivo di ridurre il numero di almeno 15 milioni entro il 2030 e poi dare un contributo all’eliminazione entro il 2025. Tre le sfide urgenti tracciate dalla Commissione: la crisi abitativa, le barriere alla partecipazione a un mercato del lavoro in rapida evoluzione (il 66 per cento dei disoccupati e il 44 per cento di chi è fuori dal mercato del lavoro sono a rischio esclusione, oltre all’8 per cento di chi un impiego ce l’ha: ma non basta) la povertà che colpisce un bambino su quattro. La presidente Ursula von der Leyen ha presentato il pacchetto ricordando che «dignità, opportunità e uguaglianza sono i valori chiave dell’Europa che stiamo costruendo». Il progetto è articolato in una Strategia, una proposta di Raccomandazione del Consiglio Europeo sulla lotta all’esclusione abitativa e due comunicazioni: spezzare il ciclo della povertà infantile rafforzando la Garanzia europea per l’infanzia, e garantire i diritti delle persone con disabilità. «La povertà - dice Séamus Boland, presidente del Comitato economico e sociale europeo (Cese) - è profondamente intrecciata con la giustizia sociale e l’inclusione a meno che non si agisca con decisione, la povertà non andrà da nessuna parte». Secondo Boland «in una delle regioni più ricche del mondo, questo è moralmente inaccettabile. Ma sta anche frenando le nostre economie e creando enormi costi a lungo termine. La povertà continua a colpire più duramente quando si tratta di donne, anziani, individui con disabilità e, chiaramente, gruppi minoritari come i Rom».







