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Il secondo turno delle elezioni presidenziali in Perù si è tenuto domenica 7 giugno, ma la commissione elettorale peruviana ha detto di prevedere che l’annuncio definitivo dei risultati ci sarà solo a metà luglio. La differenza fra i due candidati, Roberto Sánchez di sinistra e Keiko Fujimori di destra, è minima: il primo è in vantaggio di 25mila voti, attorno allo 0,1 per cento, e quindi è ancora impossibile fare previsioni affidabili.
La lentezza nello spoglio ha a che fare principalmente con i ricorsi contro presunte irregolarità nello scrutinio, su cui decide un organo apposito, la Commissione elettorale speciale: il fatto è che i ricorsi sono molto frequenti, e in una situazione di sostanziale parità un riconteggio anche in poche sezioni può influenzare il risultato. I ritardi però sono legati anche ad alcune caratteristiche del sistema elettorale e alla geografia del Perù, che hanno causato lungaggini anche al primo turno, fra aprile e maggio. Partiamo da qui.
Il Perù è un paese vasto (è grande il quadruplo dell’Italia) e le regioni montuose sulle Ande o nella foresta amazzonica sono meno collegate, di conseguenza la certificazione dei risultati dei seggi distribuiti lì è più lenta. Sono peraltro zone in cui Sánchez è più forte, ed è stato per questo che, dopo un primo momento in cui era stata avanti Fujimori, è poi passato in vantaggio lui.













