Domenica il Perù ha scelto il suo prossimo presidente. Sono oltre 27 milioni i cittadini che sono stati chiamati alle urne per decidere tra Keiko Fujimori, di Fuerza Popular, e Roberto Sánchez, di Juntos por el Perú, in un ballottaggio segnato dalla polarizzazione e dall’attesa di un risultato molto risicato.
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I seggi sono rimasti aperti dalle 7:00 alle 17:00, ora locale (la mezzanotte in Italia).
Non è uno scenario nuovo. Dalla caduta di Pedro Pablo Kuczynski nel 2018, il Paese ha visto succedersi una serie di presidenti, alcuni destituiti dal Congresso, altri perseguiti dalla giustizia, tanto che l’instabilità è diventata quasi la normalità.
I peruviani vivono in una sorta di rassegnazione collettiva che spiega, in parte, perché il primo turno, svoltosi il 12 aprile con 35 candidati in corsa, sia stato segnato dall’astensionismo: oltre 7 milioni di peruviani non si sono recati alle urne nonostante il voto sia obbligatorio.












